Danilo: un ragazzino esuberante

Era un’estate calda ed assolata, mi ricordo l’agognato desiderio, in quel lontano 1994, di staccare la spina e iniziare un lungo periodo di ferie. Ad un certo punto, il mio amico e caro collega Sergio mi raccontò di un viaggio a Parigi programmato a breve per raggiungere i parenti della sua moglie francese Marie. Come potevo non proporre un viaggio romantico a mia moglie Enrica, in occasione dei nostri 20 anni di matrimonio? E così, tutta la famiglia parte alla volta di una città tra le più romantiche d’Europa, carichi di energie e…. di bagagli! Con l’auto arrivammo a Parigi verso l’ora di pranzo, raggiungemmo gli amici che intanto erano già in questa città da qualche giorno.

Quando entrammo nella loro piacevole dimora, avemmo la piacevole sorpresa di incontrare delle splendide persone, con al seguito un vivace ragazzino tredicenne, dagli occhi vispi e curiosi: era Danilo, che con mamma Giovanna e papà Teresio erano anch’essi in vacanza, ospiti di Sergio e Marie. Non avemmo l’occasione di approfondire la nostra conoscenza, dopo due giorni loro tornarono a casa mentre con mio figlio Ivano e mia moglie Enrica proseguimmo la piacevole vacanza a Parigi. Ma tale incontro ebbe il risultato di lasciarci il segno per tutta la vita. Furono comunque due giorni incantevoli in cui ci divertimmo molto, e sin da subito si creò tra di noi una sintonia come se ci conoscessimo da sempre.

Al ritorno, continuai a chiedere al mio amico Sergio notizie della bella famigliola incontrata a Parigi, incuriosito dalle evoluzioni del prodigioso ragazzo che intanto, arruolatosi nell’esercito, era diventato un valido sportivo che poteva vantare numerose vittorie soprattutto nelle gare di biathlon, gareggiando sui campi di sci sotto l’egida dell’esercito italiano. Tra le varie attività che lo coinvolsero a tal punto da trasformarlo in un ottimo istruttore, l’arrampicata e la palestra di roccia diventarono le sue passioni, come altresì confermato da suoi stessi familiari. Le energie del ragazzino vivace che conobbi a Parigi, erano state convogliate in sano sport e intense passioni positive.

Nel 2003 a S. Ambrogio di Torino, il mio paese d’origine, si svolse un’importante esercitazione della Protezione Civile con la partecipazione del l Raggruppamento ANA, durante la quale si esibirono i rocciatori del Nucleo Sezione di Torino. Considerandola una bella disciplina, di sicura utilità sociale, e nella prospettiva di integrare le attività di volontariato già così fiorenti in Val Susa, proposi la costituzione di una squadra rocciatori come ANA Valsusa. Ottenuto il consenso da parte dei vertici dell’Associazione, con l’attiva collaborazione di Guido Ponti venne formata una squadra composta da una decina di persone, che tuttora proseguono questa attività con l’entusiasmo di sempre.

Purtroppo, nel 2005 seppi da Sergio la tremenda notizia, io e la mia famiglia non riuscivamo a capacitarcene che Danilo tosse “andato avanti”, come si dice tra noi alpini: tutto successe proprio durante l’esercizio di una delle sue passioni, durante gli allenamenti in una palestra di roccia. La squadra dei rocciatori fondata a S.Ambrogio, così costituita, aveva necessità di avere un nome, così il 26 settembre 2005, durante l’inaugurazione della nuova sede del Gruppo Alpini di S.Ambrogio, venne ufficialmente riconosciuto il Nucleo di Supporto Alpinistico “Danilo SARTORE” per la gioia di Giovanna e Teresio.

Posso tranquillamente affermare che sono particolarmente fiero della squadra che porta il nome di Danilo Sartore. Grazie alla bravura e all’esperienza dei rocciatori che hanno dimostrato particolare professionalità in situazioni di emergenza e durante gli interventi di protezione civile, nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento per l’Associazione Nazionale Alpini, riconoscendole un ruolo predominante a livello nazionale soprattutto nell’ambito della formazione di nuovi rocciatori.

Ciao “Turbo”!

NOTA Fulvio

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